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Rivista musicale e culturale della Svizzera Italiana
BIOGRAFIE ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

Pink Floyd

Provate ad immaginare una macchina del tempo… e di “impostare i controlli” al mese di giugno dell’anno 1966: le idee di pittori, poeti, scultori, musicisti e di artisti in genere hanno sparso per bene i semi dell’Underground e la Swingin’ London è tutta un fermento di ideali: si respira una forte aria di cambiamento. Peter Janner decide di assistere a quello strano evento al Marquee, in Wardur Street organizzato, tra gli altri, dal suo amico di vecchia data John Hopkins (detto Hoppy) per finanziare una Scuola Libera nata a Notthing Hill. Era bizzarro ciò che Jenner stava cercando: un gruppo di gente “fuori” con musica elettronica e stellare… e guarda caso quella calda sera di giugno quando arriva, intorno alle 10.30 sul palco c’era uno strano complesso impegnato a suonare una sorta di R&B impregnato di suoni elettrici e improvvisazioni. Sull’amplificatore del basso la scritta “The Pink Floyd Sound”.
Jenner pensò che fosse una buona idea portare quei bislacchi studenti in uno studio di registrazione. Il complesso dopo una serie di cambi di formazione si era stabilizzato con l’arrivo di Syd Barrett (chitarra e voce), studente al liceo d’arte. Gli altri componenti erano Roger Waters (basso) e Nick Mason (batteria) studenti di architettura e Richard Wright (tastiere) studente di musica. Fu così che dopo le vacanze estive Jenner assieme all’amico Andrew King cominciò a curare l’interesse dei Pink Floyd (la parola sound nel nome era stata intanto eliminata). Si tennero così una serie di date nei locali di Londra e si accompagnate da un light-show molto rudimentale seguendo le notizie che filtravano dalla capitale dell’underground d’oltre oceano, San Francisco, fino a partecipare ad eventi simbolo dell’undergorund come il concerto per l’International Times alla Roundhouse e le date all’UFO locale storico fondato, tra gli altri, da Hoppy.
A questo punto i Pink Floyd erano uno dei gruppi simbolo dell’underground londinese, guidati dal loro leader-folletto Syd Barrett, un ragazzo timido e schivo che riusciva a estrarre dalla sua chitarra suoni bizzarri e allucinati e delle lunghe e vertiginose dissertazioni strumentali. Sono gli anni in cui il consumo e le sperimentazioni di nuove droghe sintetiche (LSD in particolare) svolgono un ruolo essenziale nell'espansione della percezione e molte delle composizioni di Barrett ne risentono sensibilmente. Nella primavera 1967 i Pink Floyd sono uno dei gruppi più "di tendenza" di Londra e ottengono un contratto discografico con la EMI, per la quale debuttano con lo straordinario 45 giri “Arnold Layne” prodotto da Joe Boyd e subito rifiutato dall'emittente radiofonica BBC per il testo ambiguo. Col successivo singolo “See Emily Play” il gruppo comincia a volare alto anche nelle classifiche britanniche, mentre i loro show diventano veri happening multimediali, con trovate sceniche e un light show strabiliante. Il momento magico nella Londra "lisergica" tocca l'apice con la pubblicazione di The Piper At The Gates Of Dawn (agosto 1967). È un 33 giri che diventa presto il manifesto del rock psichedelico di quella stagione, accostando brevi e stralunati brani pop (“Astronomy Domine”, “Lucifer Sam”, “Matilda Mother”, “The Gnome”, “Bike”) ai tappeti psichedelici di “Interstellar Overdrive”.
E’ Barret l’autore di tutti i testi (tranne un cameo di Waters) ed è Barret la mente geniale e folle del gruppo ed il pifferaio della Swingin’ London, ma ben presto cominciano i problemi. Syd “preso dal fuoco incrociato di adolescenza e celebrità”, diventa sempre meno lucido e i suoi atteggiamenti scostanti sono un pericolo per il gruppo! Non era più in grado di sostenere alcuna apparizione pubblica e ciò si scontrava con le ambizioni degli altri membri della band che gli affiancarono il vecchio amico David Gilmour che finirà poi per sostituirlo. La follia di Barrett viene alimentata negli anni a seguire da una serie di episodi che contribuiscono a colorare la sua vicenda umana con tinte mitologiche: in realtà le precarie condizioni psichiche lo portano a un impenetrabile autoisolamento e a un rapido e inesorabile allontanamento dalle scene musicali.
Ai nuovi Pink Floyd privati del loro leader naturale va il merito di non cercare di imitare i suoni e le liriche di Barret e, smessi i vestiti sgargianti e sostituite le camicie di satin con jeans e t-shirt cominciarono a percorrere la loro nuova strada. Gilmour garanitisce fin da subito un maggiore supporto strumentale con una notevole capacità di improvvisazione e un suono più individuato e pieno con lunghe note tenute e appena glissate. Inoltre la mancanza del personaggio chiave rende loro la vita più facile, consentendogli di spostarsi di qualche passo da quei riflettori che avevano abbagliato Barrett. I Floyd suonano meglio, più concentrati sul suono e su ciò che li renderà immortali: la sperimentazione. Il secondo album “A saucerful of Secrets” (con entrambi Gilmour e Barret in formazione) uscito nel ’68 ha il duplice ruolo di canto del cigno di Barrett, protagonista nella malinconica “Jugband Blues” e con una slide guitar molto penetrante in “Remember a Day”, e di manifesto del nuovo Pink Floyd sound. L’intimismo di “Set the control…” la spazialità di “Let there be…” e soprattutto la title track sono i primi sintomi dei fermenti sperimentali che scuotono i quattro ragazzi. La canzone A Saucerful of Secrets è una breve suite suddivisa in tre parti: una prima di strumenti miscelati, seguita da un’insistente batteria e da un coro conclusivo. E’ un opera che rivela la voglia di uscire dal formato classico della canzone e soprattutto è un lavoro che, per la prima volta, impegna tutti i membri della band!
Nel ’69 il terzo lavoro che esce col nome Pink Floyd non annovera più Syd Barrett tra i membri della band. Si tratta di More colonna sonora dell’omonimo film diretto da Barbet Schroeder. Il film ebbe un notevole successo in Francia, di conseguenza fece conoscere il gruppo anche in quel paese un pò restio alla musica rock anglo-americana.
Da qui parte la vera cavalcata dei Pink Floyd. Alla fine del ’69 esce Ummagumma, un disco di enorme importanza per il futuro della band. Un primo Lp è composto da Live registarti nella tournee precedente (tra cui la splendida e inedita Careful with that Axe, Eugene), il secondo è un disco sperimentale nato dall’idea di Wright che ansioso di cimentarsi con opere “neoclassiche”, propone ad ogni singolo componente di comporre brani in assoluta autonomia! Il risultato è un disco che raggiunge una vetta di sperimentazione estremamente elevata indice del grande coraggio del gruppo e della loro indifferenza ai canoni del mercato.
Ormai il dado è tratto. I due album che seguono Atom Heart Mother (70) e Meddle (71) sono la consacrazione del sound dei Pink Floyd. E’ il periodo dorato del gruppo, la collaborazione tra i quattro componenti è ai massimi storici: le composizioni a carattere intimistico di Waters, il tocco magico di Gilmour, l’architettura sonora di Wright (sicuramente il musicista più dotato) con l’appoggio delle percussioni di Mason portano alla creazione di “Atom heart mother” title track dell’album, lunga suite con tanto di coro e orchestra e versione finale di “the amazing pudding” perfezionata in anni di esibizioni dal vivo, e la sublime e ipnotica “Echoes” su Meddle forse la suite per eccellenza dei Pink Floyd. Accanto a queste altre canzoni più o meno fortunate come le dolcissime “If” e “Fat Old Sun” e la fortunatissima “One of These Days”.
Nel 1970 sono a Roma per collaborare alla colonna sonora del film “Zabriskie Point” di Antonioni. I loro concerti attirano ormai folle considerevoli, ma ancora una volta, slegati dall’ambito commerciale, ansiosi di sperimentazioni e affascinati dalla Roma imperiale, il gruppo decide di filmare una propria esibizione tra le rovine di Pompei in assenza di pubblico. Il film "Live at Pompei" (1972) di Adrian Maben è di una portata emotiva, visuale e sonora davvero unica, forse il live più suggestivo della storia del Rock.
Sempre del 1972 esce "Obscured by clouds", un'altra colonna sonora per un film di Schroeder (intitolato "La vallée"), ma a fine anno i Pink Floyd tornano negli studi di Abbey Road con il tecnico del suono Alan Parsons per lavorare a un concept-album ideato da Waters e imperniato sull'alienazione e la schizofrenia della società contemporanea. A gennaio ’73 esce The Dark Side Of The Moon, il loro capolavoro (con circa 30 milioni di copie vendute) perfezionato e modellato sulle risposte del pubblico durante le tournee del ‘72. Il concept è una istantanea sull’uomo occidentale e ne mette in luce la vita, le paure, la follia e le contraddizioni. Ha sonorità avvolgenti curate alla perfezione e ancora una volta la copertina creata dallo studio Hipgnosis fa centro. I Pink Floyd promuovono l’album con il loro imponente light-show. Cominciano però ad esserci delle prime incrinature nel rapporto tra i membri della band, soprattutto per quanto riguarda i crediti delle canzoni, che porteranno a scalfire i rapporti tra i membri della band. Inoltre il successo planetario di Dark Side, riversa troppe pressioni commerciali e troppe aspettative sui lavori della band che perde la sua autonomia.
Il 15 settembre del 1975 esce Wish You Were Here . E’ sicuramente un album di transizione in cui ancora le liriche di Roger Waters si sposano con la musicalità di Gilmour e Wright, creando il giusto equilibrio nell’ esecuzione. E’ interamente dedicato al concetto dell’”assenza” e sicuramente le commoventi liriche della title track e di Shine On You Crazy Diamond, sono rese più forti dall’improvvisa visita di Syd Barrett, il quale compare negli studi di registrazione, grasso e totalmente rasato, durante le sessioni e non viene riconosciuto dai suoi ex-compagni e amici. Si chiude un altro ciclo della storia dei Pink Floyd, Animals che uscirà nel ’77 è un lavoro quasi esclusivamente di Roger Waters (a parte “Dogs” in cui Gilmour appare nei crediti). Wright viene relegato in posizione secondaria (tranne l’intro di “Sheep”) e non si hanno più quesi tappeti sonori a cui i Pink Floyd ci avevano abituato ma si passa a musica più Progressive (Dogs) e una chitarra più graffiante e a tratti giunge (Pigs). Waters aveva assunto la leadership del gruppo, gettando nei testi di quest'album la sua rabbia contro il sistema capitalista del suo Paese rappresentando in questa trilogia di animali (cani,pecore e maiali) le diverse varietà degli esseri umani. Non condiviso pienamente dagli altri componenti del gruppo.
Nel 1977 i Pink Floyd sono in giro per la tournee di Animals. Abbandonate le piccole sale da concerto dove il pubblico dei primi anni 70 amava ascoltarli in rigoroso e quasi religioso silenzio, la band gira per gli stadi, dove decine e decine di migliaia di persone si affollano nelle gradinate, spingono alle transenne, diventando un organismo unico, indistinto, entusiasta e entusiasmante, ma per certi versi pauroso. Waters è stanco, sfibrato. Un decennio trascorso in una folle corsa che in pochi anni l'ha portato da un livello di artista quasi anonimo a miliardaria star internazionale. Durante l’esibizione a Montreal in Canada, giunto all’esasperazione Waters sputa in faccia ad un ragazzino che nelle prime file chiedeva la sua hit preferita…
Questo gesto sarà la genesi di The Wall (1979) il concept più importante, una vera e propria opera Rock. Partendo dall’infanzia di Waters, la morte del padre ad Anzio, la madre iper-protettiva, un matrimonio fallito, il successo… sono visti come mattoni di un muro che è emblema dell'alienazione e dell'estraniazione dal mondo. Mentre Wright e Gilmour sono alle prese con i loro lavori solisti e Mason si dedica alla sua passione per l’automobilismo, Waters lavora sulla sua idea e infine il disco verrà registrato in Francia e porta alla rottura definitiva con Wright (la frase di “Nobody Home” -Ho un grande piano per immortalare i miei resti- è un chiaro riferimento all’apatia di Rick) che apparirà nelle celebri rappresentazioni live di the wall solo come session-man per poi uscire definitivamente dalla band. Gilmour riesce ancora a cucire i suoi spazi.. “Confortably Numb” una delle canzoni più fortunate del doppio Lp parte da uno scarto del suo disco solista, e gli assoli della stessa e di “Hey You” sono l’ennesima dimostrazione del suo buon gusto e del suo tocco delicato. Nel 1982 uscirà anche il film “The Wall” con Bob Geldof nella parte di Pink protagonista del concept.
Questo terzo ciclo di leadership di Waters si chiude nell’83 con “The Final Cut”: praticamente un’opera solista di Roger sulla sua personale visione della guerra e del mondo. I dissapori nascono perchè gli altri membri della bands si sentono inutilizzati, in un album confessione incentrato sul testo più che sulla musica. Il giocattolo è rotto: i Pink Floyd finiranno in tribunale perché Waters vuole lo scioglimento del gruppo. Invece il nome Pink Floyd continua a vivere con i soli Gilmour e Mason. Nell’89 esce “A Momentary Lapse of Reason” dove partecipa anche Wright come session Man e nel ’94 con il ritorno ufficiale di Wright nel gruppo esce “The Division Bell”. Si ritorna indietro nel tempo e il filo sonoro si ricollega con i lunghi tappeti melodici e sonorità calde ed avvolgenti che avevano caratterizzato il sound dei Pink Floyd fino a “Wish You Where Here” senza comunque conservare la lucidità di un tempo.
La tournee “Pulse” dell’ultimo album è un successo planetario: da lì in poi i Pink Floyd non suoneranno più assieme! Giunti ormai alle soglie della terza età tutti i loro fans (compreso il sottoscritto) sperano in una reunion della band anche dopo aver visto l’abbraccio tra Mason e Waters durante la tournee di quest’ultimo nel 2002, e dopo il presunto chiarimento tra Roger e Rick! E’ comunque plausibile pensare e sperare che il tempo ha smussato le spigolosità nel carattere di Roger ed è lecito sperare che prima o poi queste quattro persone, colonne portanti della musica rock decidano di regalare un’immensa gioia ai loro fans, soprattutto a quelli di nuova data come il sottoscritto!
di: Alessandro "Jei" Ciolfi
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