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Booker T. & The MG's, Billy Preston ed Isaac Hayes

Montreux Jazz Festival

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È stata tutto meno che una serata tranquilla quella del primo sabato della 39esima edizione del Montreux Jazz Festival. Certamente un bel programma all'Auditorium Stravinski (Booker T. & The MG's, Billy Preston ed Isaac Hayes), Josè Feliciano e Peter Cincotti al Casinò e l'inesorabilmente sold-out della rassegna "stone" che ha presentato alla Miles Davis Hall i Queens Of The Stone Age, gli Eagles Of Death Metal e gli Houston Swing Engine).

Abbiamo scelto, spinti dalla nostalgia ed un pochino impauriti dall'orda di fan giunti per seguire i Queens Of The Stone Age (ovviamente si scherza!), di concentrarci sul sound blues e soul di uno degli artisti che maggiormente hanno contribuito a modellare la scena musicale statunitense degli ultimi 4 decenni: Booker T. Jones ed i mitici MG's. Una band mitica che, non a caso, ha anche rappresentato (con Steve "The Colonel" Cropper alla chitarra e Donald "Duck" Dunn al basso) la colonna portante della Blues Brother Band.

L'Auditorium Stravinski, quando i musicisti sono saliti sul palco, non era ancora completamente gremito. Sono bastati alcuni secondi, alcuni accordi di chitarra e l'entrata lieve dell'organo di Booker T. per capire che i quarantacinqueminuti e poco più che ci saremmo apprestati a passare in sua compagnia sarebbero stati a dir poco eccezionale e per rendersi conto di quanto, confrontando l'inconfrontabile, limitata appariva ora la comunque interessante esibizione delle "povere" sorelline Corr(s) della sera prima.

In realtà, e non lo dico per esagerare, si è trattato di uno dei concerti più belli della mia vita. L'intera sala, ormai stracolma, si è lasciata trasportare dal fascino di Summertime ed è esplosa, iniziando a saltare e a muovere su e giù freneticamente le migliaia di teste, su Green Onions. Una musica piena di contaminazioni (un vero e proprio Melting Pot, come dice una delle canzoni presentate a Montreux), dal jazz al funk, dal blues al soul, con intermezzi fusion, un'incredibile bravura ma soprattutto un modo di suonare talmente viscerale (ed in questo Steve Cropper è stato il principale attore) da far venire la pelle d'oca.

Una musica talmente emozionante che alla fine del concerto, mentre era possibile notare gli occhi frastornati di molti spettatori, non ero convinto di rientrare in sala per assistere al concerto di una nuova band; non sarebbe potuta essere la stessa cosa. Benvenuto a Montreux, mi sono detto. Eppure il concerto di Billy Preston, nonostante sia partito un pochino come un diesel, non è stato meno emozionante. Altra band straordinaria, un personaggio a dir poco carismatico ed un repertorio capace di citare i Beatles (Don't Let Me Down), gli Stones (Jampin' Jack Flash), Ray Charles e Joe Cocker.

A farne le spese, come spesso capita a che si vede "costretto" a chiudere una serata, è stato il "povero" Isaac Hayes che, in tutta sincerità, non è riuscito a reggere il confronto e si è ritrovato a suonare davanti alla metà degli spettatori con cui aveva iniziato. Una leggenda del soul che forse non è stata trattata con il giusto rispetto da parte del pubblico; ma cosa ci si può fare? Il Festival di Montreux offre forse troppe distrazioni per rimanere in sala ad ascoltare un concerto se lo stesso non convince e che forse sarebbe stato più logico inserire ad inizio serata.

Notevole però notare come Isaac Hayes, così come aveva fatto anche Billy Preston, abbia però chiesto ai presenti di stringersi in un abbraccio virtuale con i milioni di persone che, contemporaneamente, stavano tentando di "fare della povertà un pezzo di storia" . Montreux si è così trasformata, per un attimo ma durante un fragorosissimo applauso, nell'undicesima città del Live 8.

di: John Robbiani

Radio Gwendalyn

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