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Songs

Montreux Jazz Festival

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La quinta serata del Montreux Jazz festival è stata probabilmente la più intensa considerando il nome e la celebrità degli artisti in programma ed è stato decisamente difficile dover scegliere tra i concerti della Stravinski (Steve Earle e CS&N) e quelli alla Miles Davis Hall (And You Will Know Us By The Trail Of Death, Isis ed Audioslave).

Steve Earle, uno dei singer-songwriter più amati ed acclamati degli ultimi anni, si è presentato sul palco tutto solo, chitarra acustica alla mano, per un'esibizione che ricordava a tratti Neil Young (anche nell'aspetto fisico) ed a tratti Bruce Sringsteen. Venuto a Montreux per "cantare delle ingiustizie e dei soprusi dell'amministrazione Bush" attraverso il suo ultimo disco (The Revolution Starts Now) ed attraverso alcuni dei suoi brani più celebri come Jerusalem. Con lui sul palco, come ospite, era attesa anche Alison Moorer che però non si è vista. Un momento intimista ed un attimo di sana riflessione prima dell'arrivo del trio più famoso degli ultimi 40 anni di musica rock: Crosby, Stills & Nash.

Mi è venuto decisamente un colpo quando i tre musicisti sono saliti sul palco. Non tanto per l'emozione di essere di fronte a delle vere e proprie leggende (in un modo o nell'altro sono stati i protagonisti indiscussi di Woodstock e prima ancora del Monterey Festival quando Stills era ancora un Buffalo Springfiled e quando Crosby era un Birds) ma piuttosto per averli visti terribilmente invecchiati, ingrassati e quasi irriconoscibili. Tra tutti Graham Nash è quello che si è tenuto più in salute ed anche colui che ha assunto un pochino il ruolo di "portavoce" all'interno della band.

Per il pubblico di Montreux Crosby, Stills & Nash hanno preparato due differenti set (uno elettrico ed uno acustico) divisi da un pausa che inizialmente sarebbe dovuta essere di quasi un'ora e che ha lasciato intravedere, e questo lo si è notato anche parlando con gli spettatori in sala, la speranza di essere sorpresi dall'arrivo di Neil Young. Ovviamente questo non è accaduto. Montreux è Montreux, certo, ma non può mica fare miracoli…
Il concerto è però stato uno spasso e decisamente affascinante. Stephen Stills ha ancora un'ottima mano alla chitarra e la voce di Crosby è ancora quella di un tempo. Canzoni come Marrakesh Express, Almost Cut My Hair, Teach Your Children e la splendida Vooden Ship (che ha chiuso il concerto prima di due bis) hanno riportato gli spettatori della Stravinski (quasi tutti piuttosto anzianotti oramai…) indietro di quasi 40 anni nella loro memoria. Un vero successone e non c'è da stupirsi se al trio è stata consegnata la medaglia d'oro del festival.

Durante la serata c'è però anche stato il tempo di andare ad ascoltare il concerto degli Isis alla Miles Davis Hall. La band di Boston, di cui pubblicheremo un'intervista nei prossimi giorni, è reduce da uno straordinario successo con l'album Panopticon e con il remix delle canzoni del precedente Oceanic.

Gli Isis si sono ritrovati a suonare di fronte ad un pubblico composto prevalentemente da fan degli Audioslave (eravamo noi forse gli unici a non essere vestiti di nero e a non indossare borchie e ferraglia varia) e non è dunque stato facile conquistare la platea con un sound che, come già dimostrato in studio, si è notevolmente spostato dal noisecore degli inizi per addentrarsi con maggiore lucidità nel post-rock di Mogwai e Godspeed You Black Emperor! Alla fine però, anche grazie al fatto che comunque la band ha tentato di "indurire" un pochettino i propri pezzi e a rispolverare un cantato più tendente al metal, sembrerebbero aver convinto anche coloro che erano venuti a Montreux per ascoltare una musica ben più martellante della loro.

di: John Robbiani

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