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Intervista a James Adkisson: fondatore di A Five And Dime Ship e dei 7% Solution

James Adkisson

 
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Continuiamo il nostro giro per il Texas e rimaniamo nella splendida Austin a poche settimane dall’incontro con i My Education, incontriamo questa volta James Adkisson (fondatore di A Five And Dime Ship e membro dei mitici 7% Solution) ponendogli praticamente le stesse domande. Un musicista straordinario e decisamente influente nello splendido panorama texano. Un musicista che bazzica la scena indipendente da quasi quindici anni e che ha visto dunque da vicino la crescita, la maturazione e la recente esplosione della scena musicale della sua città.

Iniziamo con un paio di domande sul Texas. C’è un contrasto incredibile se si osserva lo stereotipo di uno paese tradizionalista e conservatore e se si scopre invece il suo grandissimo movimento musicale. Il Texas è lo stato di George W. Bush e, allo stesso tempo, il paese di una rivoluzione in musica. Come puoi spiegarlo?

Quando vivi in questi posti non sembra proprio che ci sia una rivoluzione in ballo. Forse però non riusciamo a vedere questa grande fotografia sino a quando non ci siamo veramente vicini. Credo che una crescita stagnante possa ogni tanto creare creatività. Molte delle band che conosco stanno semplicemente facendo la musica che vorrebbero sentire. A dipendenza della loro età si possono riscontrare molte influenze musicali comuni. Punk, indie rock, shoegaze, elettronic Molti musicisti stanno ora tornando indietro ad ascoltare band di una volta come i King Crimson, Yes e Queen; iniziando ad esserne influenzati. Tutte questo ha creato i Mars Volta, Trail Of Dead, gli Explosions In The Sky o…la mie band.

Quant’è importante in tutto questo processo il background garage e psichedelico di band texane come i 13th Floor Elevator, Red Crayola o Moving Sidewalks/American Blues.

Mi piace l’idea che ci sia un “heritage” di musica psichedelica o progressive in Texas e che adesso le mie band facciano parte di tutto questo. A dire il vero però non conoscevo bene queste formazioni quando ero più piccolo e credo che non siano quelle le band ad aver influenzato la mia musica. Le rispetto profondamente però e sono sicuro che abbiano avuto il merito di aprire la mente di molta gente. Per quanto mi riguarda all’inizio ascoltavo prog rock e art rock; Brian Eno ed Hendrix in particolare. Poi sono arrivati i Cocteau Twins, This Mortal Coil, My Bloody Valentie, The Cure, U2, Sonic Youth. Da quando sono entrato a far parte dei Seven Percent Solution invece mi sono rivolto maggiormente a Radiohead, Spiritualized e al trip hop.

È incredibile come una “piccola” città come Austin (se confrontata a Los Angeles, New York o Londra) sia riuscita a diventare il cuore pulsante del panorama post-rock statunitense. Ma non c’è solo questo. In città suonano altre grandissime band come And You’ll Know Us By The Trail Of Dead, Tia Carrera e The American Analog Set. C’è qualcosa che possa somigliare ad una famiglia, nel senso di band che si aiutano tra di loro, oppure no? Qual è il segreto di questo successo?

Non per forza. Non tutte la band di Austin si aiutano tra di loro ma ci sono certamente molte “piccole” band che tra di loro si conoscono. È una piccola città e la gente familiarizza e si aiuta a vicenda. Si organizzano concerti tra persone che si conoscono e credo che la cosa che maggiormente aiuta le band della nostra città sia il fatto che Austin appare molto ricettiva nei confronti della musica. Uscire la sera per ascoltare un concerto è il principale passatempo sia per i giovani che per gli adulti. Ci sono band che suonano ogni notte; dal country allo swing passando per il blues ed il rock. Forse è merito del pot che arriva dal Messico o di qualche strana forma di fungo che cresce dalle nostre parti ma la gente sembra apprezzare tutti i tipi di musica.

Mi sembravi sorpreso di sapere che qualcuno, qui in Svizzera, conoscesse la tua musica.

Ci sono più persone che conoscono Seven Percent Solution che A Five And Dime Ship. Con Seven Percent riceviamo e-mail e lettere da tutto il mondo ma…continuo ad emozionarmi. Non avrei mai neppure sognato di diventare parte di una musica in grado di coinvolgere tante persone.

Parliamo ora della tua musica e iniziamo dal progetto A Five And Dime Ship. Com’è saltato fuori questo nome?

Viene da “Doors Of Perception” di Aldous Huxley. Un giorno, mentre era sotto mescalina, gli venne chiesto di descrivere alcune cose, come apparivano, come suonavano. Quando chiuse gli occhi descrisse “colori metallici e luccicanti e la forma liscia del ponte di una nave da cinque dollari ed un centesimo”. Una nave da 5 dollari ed un centesimo (five and a dime) sarebbe decisamente…poco costosa. Mi è semplicemente piaciuta l’idea e come quest’immagine sia saltata fuori. Ho nascosto questo nome nella mente per qualche tempo riuscendo ad immaginare come sarebbe dovuta essere la musica con un nome del genere. Una musica strumentale ed un viaggio psichedelico fatto di chitarre ed effetti; come se i Sonic Youth suonassero canzoni degli Orb. Poi un giorno ho incontrato Chad (Rauschenberger) e quello che aveva si avvicinava di molto vicino a quello che mi ero immaginato. Un sacco di “ambience”, loop di chitarra e l’amalgamarsi di un sacco di stili. Sono molto contento che anche a lui è piaciuto quel nome.

Il vostro album di debutto (A Five And Dime Ship) è praticamente perfetto. Una splendida combinazione di potenza e meditazione. Gone, la canzone che apre il disco, è straordinaria. Parlaci un pochino di questo lavoro e, in particolare, di quella canzone.

Beh, una cosa da dire è che inizialmente sarebbe dovuto essere un lavoro solista di Chad dove io sarei apparso come ospite. Molte delle canzone di quel disco le ho ascoltate solo un paio di volte prima di registrarle e mi sono limitato ad improvvisare. Quando abbiamo iniziato a prenderci le mano e ad andare in studio il tutto si è tramutato in una band. Gone è una grande canzone. Il mio contributo principale sta nel suono scintillante che inizia la canzone e rimane in sottofondo per tutta la sua durata.

The Way It All Would End (2004) è un altro capolavoro. L’album è probabilmente più ambizioso e complicato. Quali sono le principali differenze tra il vostro primo e secondo lavoro?

Abbiamo lavorato di più come un gruppo; Chad, Ryan, James H. ed io. Molte canzoni sono state elaborate e pensate. Anche suonando assieme le diverse “particolarità” di ogni componente della band risultano evidenti. Ognuno di noi ha avuto il proprio spazio nelle canzoni e mi piace la gamma musicale che abbiamo toccato in questo disco; dal rock all’elettronica, dal prog alla sperimentazione.

Dal 1993 tu sei però anche il chitarrista di Seven Percent Solution e, con questo gruppo, hai registrato degli straordinari pezzi di musica come All About Satellites, Spaceships e Gabriel’s Waltz. Come ha avuto inizio questa storia?

Ho incontrato Reese Beeman quando mi sono trasferito ad Austin da Dallas nel 1993. Lui stava registrando quella musica che si sarebbe poi trasformata in Seven Percent Solution. Era come se Hendix avesse incontrato i Cocteau Twins e gli U2. La sua era la prima band in cui avessi mai suonato. Ho sempre registrato musica per conto mio per via del modo in cui suonavo. Oggi è una cosa piuttosto frequente ma ai tempi era piuttosto strano. Usavo un numero incredibile di pedalini e la maggior parte delle volte la mia chitarra non suonava proprio come una chitarra. In qualche modo questo stile si adattava a quello di Reese che, ci tengo a dirlo, era un grande chitarrista ed un grande musicista. Lui vide quello che potevo fare e riuscì ad incorporare tutto nelle canzoni. Così se c’era bisogno del suono di un violoncello io tentavo di crearlo se c’era bisogno del suono di un gabbiano o di un sintetizzatore o di un jet al decollo… Qualcosa che desse maggior completezza all’umore della canzone.

Quali sono le maggiori differenze tra Seve Percent Solution e A Five And Dime Ship?

Seven Percent ha elementi di space rock e shoegaze; ma eravamo molto più orientati alla canzone. Come i Beatles, gli U2, i Radiohead o i Pink Floyd. Volevamo che la canzone avesse un’atmosfera ed un continuo “saliscendi” nella musica che supportasse il canto. Five And Dime è invece qualcosa che sperimenta la struttura delle canzoni e dei suoni. Five And Dime ha più elementi progressive. Se da una parte mi accorgo che ci sarebbero delle cose che non funzionerebbero con le canzoni di Seven Percent Solution dall’altra sono invece convinto che potremmo incorporare qualsiasi genere e qualsiasi stile in A Five And Dime Ship. Durante una canzone posso partire dal metal e finire per creare un paesaggio sonoro alla Eno che si trasforma in qualcosa di elettronico o che suoni come Fennez prima di ritornare all’heavy metal.

Quale sarà il prossimo passo nella tua carriera? State registrando o scrivendo qualcosa? Ci sono possibilità di vedervi in Europa?

Ho iniziato a lavorare agli studi dove Five And Dime registrano. È molto eccitante poter conoscere nuove band incredibilmente creative come Bayta Darell, Whitman o Hundred Year Storm. Con A Five And Dime Ship abbiamo in programma di pubblicare due CD. Il primo avrà cinque canzoni nuove e 9 brani registrati dal vivo. Il secondo conterrà una canzone di un’ora. Sono terminati e manca solamente la copertina. Stiamo pensando di registrare un nuovo disco entro l’autunno. Mi piacerebbe suonare in Europa un giorno. Con i Seven Percent abbiamo suonato in tutta America e a momenti riuscivamo ad andare in Italia. Tutto però è andato a cadere. Vorremmo rendere tutto questo una priorità per Five And Dime.

di: John Robbiani

Radio Gwendalyn

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