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MONTREAL: DAI GODSPEED AL PROGETTO HRSTA

Mike Moya (Goodspeed, Hrsta e Set Fire To Flame)

 
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A poche settimane dall’uscita di Stem Stem In Electro, il secondo disco degli Hrsta, riusciamo a metterci in contatto con Mike Moya; leader di una delle formazioni certamente più interessanti dell’immenso panorama post-rock di Montreal. Mike Moya è uno dei membri fondatori dei Godspeed You! Black Emperor e nella sua carriera ha militato in una miriade di formazioni tra cui spiccano certamente Molasses e Set Fire To Flames. Quest’intervista nasce in maniera del tutto casuale. Un giorno, nella mia cassetta delle lettere elettroniche, trovai un breve e-mail firmato “Mike Moya”. Qualche giorno prima gli avevo scritto per complimentarmi del disco d’esordio degli Hrsta (L’Èclat du ciel était insoutenable) ed ora mi ha risposto. L’intenzione non era affatto quella di strappare un’intervista facendo il ruffiano ma piuttosto quella di far sapere ad un musicista che qualcuno, praticamente dall’altra parte del mondo, considerava il suo lavoro come uno dei più emozionanti che avesse mai ascoltato. Quei complimenti però sono indubbiamente serviti e con il mio inglese traballante gli ho chiesto se potevo intervistarlo brevemente, ben sapendo che i „giornalisti musicali“, soprattutto nell’ambiente del post-rock, non sono propriamente ben visti.

È incredibile come una città come Montreal, che è sempre stata considerata una specie di “periferia di lusso” nel panorama musicale internazionale, è diventata tutto d’un tratto il vero cuore pulsante del movimento post-rock. Non vorrei esagerare ma c’è qualcosa che mi ricorda la San Francisco degli anni sessanta. Cosa è stato a decretarne il successo?

Montreal è sempre stata una città culturalmente esaltante nonostante si trovi un pochino al di fuori delle “correnti principali” del mondo artistico. È l’unica grande città in Canada con grandi comunità sia francesi che inglesi. I ragazzi francesi crescono ascoltando musica differente dagli inglesi, guardando programmi televisivi differenti. Poi quando cresciamo impariamo l’uno dall’altro. Così c’è una più grande varietà musicale a Montreal che nel resto del Canada. Inoltre, fino a poco tempo fa, era piuttosto economico vivere qui e questo ha attirato gente che voleva suonare e che se ne fregava del fatto che non ci fossero grandi opportunità lavorative.

In quale direzione si sta muovendo il movimento post-rock canadese? Ho l’impressione che abbia preso una sua via acustica (Shalabi Effect, Black Ox Orhester, Sackville). Mi sbaglio?

Non lo so. Ho visto suonare Shalabi Effect settimana scorsa e hanno toccato appena i loro strumenti acustici! Hanno usato perlopiù strumentazione elettronica e laptops. Sono ancora grandi. I Black Ox sono una band che suona musica tradizionale ma che piace molto ai fan del post-rock…

Parliamo ora del progetto HRSTA e del vostro primo album. Qualcuno dice che L’Èclat du ciel était insoutenable è stato un disco „minore“ nella galassia dei Godspeed You! Black Emperor. Io l’ho trovato invece fantastico, estremamente meditativo e perfettamente calibrato. Quali sono le tue sensazioni a lavoro pubblicato?

Sono molto contento di come il primo Hrsta è uscito. Volevo fare un album dove canzoni abbastanza tranquille potessero coesistere ad un forte rumore sperimentale e ad una dissonanza ma dove entrambi i fattori avessero la stessa importanza lungo l’intero disco.

C’è una connessione tra il nome del vostro album (L’èclat du ciel…) e quello della band texana degli Explosion In The Sky?

No. Il titolo viene da una frase estrapolata da un romanzo di Albert Camus. A quel tempo non avevo ancora ascoltato gli Explosion In The Sky Explosions.

Ho veramente adorato il vostro nuovo lavoro (Stem Stem In Electro) ero terribilmente eccitato quando ho ascoltato per la prima volta la canzone conclusiva (Une Infinité De Trous En Forme d’hommes). È la perfetta continuazione di L’Eclat du Ciel anche se c’è molta più elettricità ed anche se avete cambiato la lineup originale. Puoi descrivercela?

Quella canzone è nata con un arrangiamento decisamente più complesso rispetto alle altre che, di solito, elaboriamo in fase di registrazione. Per quel brano avevo scritto cinque parti di chitarra, una parte di piano, una parte per il basso ed una per il violoncello. Volevo però anche un violino da qualche parte e Sophie (Trudeau, ndr) è venuta fuori con la sua parte in pochi minuti. Ho immediatamente capito che era la sua melodia a focalizzare al meglio la canzone e così ho abbandonato metà delle parti che avevo scritto e tutti noi ci siamo messi a suonare sopra quello straordinario violino.

Credi che la musica faccia veramente schifo oggigiorno?

La maggior parte sì, come sempre. Ma non tutta…

Mi piace addormentarmi ascoltando un bel disco. Mi ricordo che una notte mi sono svegliato ascoltando il sound di Let There Be More Light (Pink Floyd, A Saucerfull Of Secrets). Di fatto però non erano i Pink Floyd ma una delle vostre nuove canzoni: Swallow’s Tail. Hai mai ascoltato quel pezzo? È una specie di tributo che hai voluto fare oppure è solo frutto del caso?

Quella canzone parte con il muro di chitarre distorte che si ritrova nel chorus. Ci era sembrato importate avere qualcosa di veramente „forte“ da inserire nel disco, in contrasto con il primo album, poichè ci siamo accorti che, durante le esperienze live, la gente rimaneva stupita di sentirci suonare in quel modo „pesante“ mentre so aspettava invece la quiete che contraddistingue L’Èclat du ciel était insoutenable. Ma diventava noioso con quegli accordi potenti e con le mie urla e così l’abbiamo suonata più tranquillamente cercando di trovare la melodia nascosta dietro quell’enorme wall of sound. È divertente il fatto che, nonostante il mio approccio alla canzone è stato di un idea completamente diversa, l’influenza dei Pink Floyd continui ad emergere.

Hai partecipato a numerosi progetti nella tua carriera (Godspeed, Molasses, Silver Mt. Zion e adesso con gli Hrsta). Quale sarà il tuo prossimo passo?

Correzione: non sono mai stato coinvolto nei Silver Mt. Zion (non più che come semplice fan); intendi dire i Set Fire To Flames?(nota di redazione: questa figuraccia eravamo indecisi se tagliarla oppure no, ma alla fine abbiamo deciso di tenerla dato che è divertente… E comunque sì, intendevamo proprio i Set Fire To Flames).

Per il prossimo periodo voglio concentrarmi sugli Hrsta, fare qualche show e lavorare al prossimo album. È più facile ora che abbiamo una lineup regolare. Spero comunque di riuscire a trovare il tempo per fare anche qualche registrazione estranea al progetto Hrsta; tanto per mischiare un pochino le cose.

Ho sentito che state per arrivare in Europa. Credi che i vostri fan svizzeri avranno la possibilità di vedervi suonare?

Sì! Abbiamo pianificato di girare l’Europa in autunno. Non abbiamo stabilito ancora delle date precise ma sono così sicuro che la Svizzera rientrerà nel nostro programma che non ho più cambiato nessuno dei miei franchi dall’ultima volta che ci sono stato. Così ci devo tornare!

di: John Robbiani

Radio Gwendalyn

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