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VIAGGIO A NORD-EST: BOSTON E LA NUOVA SCENA

Isis

 
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Gli Isis sono una delle band più promettenti del panorama underground della east-coast statunitense. Il quintetto, originario di Boston, ha debuttato nel 2001 con un disco (Celestial) decisamente orientato all’hardcore ed al noisecore. Con il tempo la band è riuscita a mutare quasi radicalmente il proprio sound e a raggiungere con i successivi due lavori (Oceanic e Panopticon) una maturazione che ha seminato fan in ogni angolo del mondo. Al recente Festival di Montreux, dove la band si è ritrovata a suonare nel bel mezzo del concerto di And You Will Know Us By The Trail Of Death e degli Audioslave, siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con il tastierista Cliff Meyer. Una persona squisita e che non sembrava per nulla essere infastidita dal dover spendere alcuni minuti del suo tempo per un’intervista. Un musicista, come vedremo dalle sue risposte e nonostante il numero di copie vendute, è riuscito a mantenere una modestia che non può che fargli onore.

Nel periodo che è trascorso tra la pubblicazione di Celestial e l’uscita di Panopticon il vostro sound si è evoluto enormemente e si è addentrato in qualcosa che probabilmente è ora corretto definire post-rock. Il fatto di essere andati in tour con i Mogwai, in questa fase, ha contribuito ha spostare la vostra musica in questa direzione?

Non si può far altro che rimanere profondamente influenzati dai Mogwai o i Godspeed You Black Emperor. Sicuramente quest’esperienza ha contribuito a portarci verso la direzione che abbiamo scelto. Non è stata l’unica ma posso certamente rispondere che questo fatto ha contribuito parecchio.

Ma come possiamo definire la vostra musica ora? Io direi che la definizione più appropriata è post-rock, ma molti parlano di post-core, post-noise o chissà quanti altri nomi sono stati dati al vostro sound.

È sempre difficile e non è sempre bello catalogare una band all’interno di queste definizioni. Ci sono così tanti calderoni e così tanti modi di etichettare la musica. Però il termine post-rock è sicuramente quello che mi piace di più. Certamente meglio di cagate come “ambience” o “mood”. Ma poi i gruppi post-rock li chiami post-rock bands o semplicemente rock bands? Post-rock band? Mi piace, suona bene!

C’è un bel movimento musicale dalle vostre parti. A Boston, nel Texas, a New York ovviamente; per non parlare del Canada… Cos’è cambiato negli ultimi anni?

Credo che ci sia sempre stato un bel movimento. La differenza è che probabilmente oggi molti musicisti si sono stufati di sentire semplicemente “picchiare” ed “urlare”. Così ci sono molte band che stanno crescendo tentando di fare qualcosa di diverso.

Quindi non è vero che la musica di oggi fa schifo?

Assolutamente. Posso spendere fino a diecimila dollari in dischi talmente tante ottime band ci sono in circolazione in questo periodo. È chiaro che la musica che passa oggi in radio è orripilante ma non c’è mica solo quella.

Hai qualcosa da dire a tutti quei giornalisti che considerano il post-rock come un genere ormai morto ed in decomposizione?

Mah, cosa posso dire? Noi non siamo mai stati una band che badava a queste cose. Per noi l’importante era andare in giro a suonare. Far emozionare gli spettatori e divertirci con la nostra musica.

La prima volta che ho ascoltato il vostro nuovo lavoro (Panopticon) ho pensato: Wow, suona come i Godspeed ma è anche più potente ed aggressivo riuscendo però nel contempo a mantenere quel senso di “meditazione” e di “riflessione” che rende questo genere di musica tanto affascinante. Come vi sentite ora che il disco è pubblicato?

Siamo tutti decisamente soddisfatti. Credo che sia il disco che tutti noi volevamo realizzare.

Questo successo ti ha cambiato in qualche modo la vita?

Ad essere sincero no. Continuiamo a fare quello che facevamo prima e cioè ad andare in giro a suonare e a divertirci. Però non posso ancora sapere come sarà il futuro.

State già registrando qualcosa di nuovo?

Per intanto abbiamo soltanto iniziato a scrivere qualche pezzo nuovo continuando il discorso di Panopticon. Credo che sarà questa la direzione che continueremo a seguire aggiungendo qualche nuovo strumento, qualcosa al computer e probabilmente addentrandoci anche in qualcosa di più acustico.

Ora siete a Montreux. È un festival molto grande e decisamente selettivo. Come vi sentite?

Per noi è un’esperienza completamente nuova e poi sono veramente eccitato all’idea di vedere il concerto dei Trail Of Death; che suoneranno prima di noi. Anche gli Audioslave mi piacciono. È strano sapere che uno dei loro brani è tra le prime in classifica. Sono contento per loro.

di: John Robbiani

Radio Gwendalyn

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