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A COMO UNA BAND TUTTA DA SCOPRIRE!

Macno

 
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Premesso che la mia passione per i gruppi underground è praticamente insaziabile, è con particolare piacere che a volte scopro bands vicine a noi che per un motivo o per l’altro alle nostre latitudini non hanno molta presa; lo so, si può parlare di legge del mercato e dell’influenza funesta esercitata dalle major che preferiscono un “Dennis” di turno a degli artisti con la A maiuscola che si devono accontentare della seppur mirata distribuzione delle case discografiche indie e quindi di un mercato di nicchia. Non tutti i mali nascono per nuocere comunque, visto che sempre più spesso è il gruppo di nicchia ad avere la meglio sugli ascoltatori attenti, sensibili e competenti.
Per il sottoscritto la realtà indie italiana è ancora molto folta e purtroppo per certi versi “difficile da scovare”, ma non dispero ed il classico motto “barcollo ma non mollo” mi ha premiato facendomi scoprire tramite un cd demo (se non sbaglio verso la fine del 2002 o l’inizio del 2003) un grande gruppo di Como. Da lì in poi l’attesa per l’uscita della loro prima fatica discografica e finalmente con grande gioia ecco sfornato un disco coi fiocchi; i Macno hanno portato nuova linfa, mi hanno fatto sognare e pensare, proprio in un momento in cui ero senza più alcunché da dire e da dare; mi hanno fatto ritornare la voglia di riesplorare il mio io e spero tanto che riusciranno ad arrivare in alto, sempre più in alto! E dire che sono… A POCHI PASSI DA QUI!

Eccomi finalmente a tu per tu con Mimmiz, paroliere e cantante dei Macno. Una persona davvero affabile, simpatica e profonda! A voi l’intervista ed a voi giudicare!

Cominciamo con una domanda fondamentale per iniziare ad addentrarci nello spirito della vostra band. Si imparano un sacco di cose dal nome di un gruppo! Nel vostro caso cosa significa Macno? C'è qualche attinenza con l'omonimo romanzo di Andrea De Carlo?

In realtà, il nome arriva proprio dal libro di De Carlo. La scelta è stata abbastanza casuale e comprende un retroscena alquanto psichedelico; non vuole comunque essere un esplicito omaggio al libro, anche perché Andrea De Carlo ne ha sicuramente scritti di migliori.

Da quanti anni esiste il vostro gruppo? Avete in precedenza militato in altre formazioni?

L’attuale formazione esiste dal 1998, forse ’99. Ognuno di noi ha un passato legato ad altre esperienze musicali ed ognuna di queste ci ha portato ad essere quello che siamo oggi; umanamente e musicalmente parlando. Ho dei compagni di gruppo straordinari e siamo molto affiatati. Questo è per me un enorme motivo di vanto.

Le parole delle canzoni sono molto profonde e toccano argomenti comuni a molta gente. Sono impertinente se mi azzardo a chiederti se la fonte d'ispirazione è dovuta ad esperienze personali oppure "semplicemente prese in prestito" dalla realtà dei giovani d'oggi?

E’ risaputo che le esperienze personali, spesso, possono avere un ruolo determinante per chi scrive, soprattutto perché se ne conoscono al meglio tutte le sfumature più recondite. Nel mio caso parlerei di una sorta di “tecnica mista”: cose che sono accadute e cose che avrei voluto che accadessero. Oppure, la proiezione in liriche di sensazioni immaginate, odorate o semplicemente spiate.
Personalmente, penso che qualsiasi cosa possa essere fonte d’ispirazione: un film, un buon libro, portare a spasso il cane o aprire un ombrello. I piccoli gesti quotidiani possono essere terapeutici e andrebbero rivalutati: portare via del cibo da un ristorante cinese può dare molte soddisfazioni, cosi come stirare una camicia. Mi piace anche raccontare delle storie e far finta che siano la mia storia. Per carità, succede anche che voglia esprimere un concetto e non ci riesca, o perlomeno, non come vorrei. C’è un pezzo, nel nostro disco, che si chiama “Niente da dichiarare” e parla proprio di questo: è la storia di uno scrittore che non ha più niente da scrivere.

Ho notato, a questo riguardo, che buona parte dei testi sono narrati in terza persona ed altri non lasciano intravedere in modo esplicito a chi è rivolta la canzone. E' come se steste dicendo qualcosa a voi stessi ma rivolgendovi a qualcun'altro. Generalmente gli scrittori "intimisti" parlano in prima persona. Nel vostro caso la forza delle parole viene ulteriormente accentuata poiché sembra rivolta direttamente all'ascoltatore. Mi sembra sia stata Joni Mitchell a dire che "i suoi fans si sono infuriati moltissimo quando ha iniziato a scrivere, dall'usuale prima persona, alla terza, perché sembrava che rivoltasse i suoi problemi sui suoi ascoltatori". E' una scelta voluta?

Non parlerei di “scelta voluta”, anche perché ciò implicherebbe una specie di premeditazione letteraria che in realtà nelle nostre canzoni non penso esista. Quando scrivo un testo, cerco di non considerare cosa penserà l’eventuale ascoltatore. Innanzitutto, perché c’è sempre una piccola dose d’intimità che comunque non potrà mai e poi mai essere svelata, un punto di non ritorno del quale mai nessuno disporrà completamente. E poi, perché chi ascolta ha il diritto di interpretare la canzone come meglio vuole. A me stesso capita, a volte, ascoltando una qualsiasi canzone, di riuscire ad immedesimarmi nel testo. L’unica cosa che riesco a pensare in quel momento è che quello sono io e che quella canzone sta parlando di me. Stop. A quel punto non m’interessa nient’altro, la canzone assume per me un significato assolutamente personale e l’intenzione originale dell’autore passa in secondo piano. Mi piacerebbe che questo accadesse anche a chi ascolta le nostre canzoni.

Mi ha davvero sorpreso la maturità sia nella costruzione delle canzoni che dei testi, una maturità che per molte band arriva solamente dopo diversi dischi, mentre nel vostro caso il centro è arrivato al primo colpo. Come spiegate questa cosa?

Beh, allora speriamo di non fare il percorso a ritroso. Scherzi a parte, ti ringrazio per i complimenti ma, sappiamo bene che la strada da fare è ancora lunga e impervia. Conosciamo bene il nostro talento, ma anche i nostri limiti e i nostri difetti e stiamo infatti lavorando proprio su questo; i pezzi del prossimo disco saranno leggermente diversi. Nelle nuove composizioni stiamo cercando di allontanarci il più possibile da quel canone boomerang che è lo schema “strofa – ritornello – strofa”, pur mantenendo l’attitudine pop che da sempre ci appartiene. Posso anticiparti che, per ora, un paio di pezzi sono assolutamente meravigliosi.

Nella Svizzera Italiana la realtà musicale (parlando di locali) si sta un po' assestando dopo alcuni anni di pigrizia nel settore. Alcune discoteche che per anni si sono dedicate anima e corpo alla tecno e all'elettronica iniziano ad aprire le porte al rock. Com'è attualmente nel nord Italia la situazione e la disponibilità a livello di locali dove suonare?

Attualmente, la situazione è moderatamente drammatica, speriamo sia solo un periodo di transizione. C’è sempre meno poesia e più venalità: un vero peccato. Conosciamo personalmente diverse bands che meriterebbero di essere ascoltate e non trovano spazi dove poter esibire la loro arte. Se non hai un pubblico non ti chiama nessuno, ma se non ti chiama nessuno non potrai mai farti un pubblico, mi viene in mente il cane che si morde la coda… Fortunatamente, e non c’è bisogno di fare nomi, ci sono ancora locali che hanno coraggio e propongono cartelloni interessanti.

Molte band, forse per differenziarsi da un mercato discografico italiano che considerano un tantino stantio, decidono di cantare in inglese. Come mai avete deciso di non demordere e di continuare con l'italiano quando magari, visto il vostro stile, le vostre capacità e visti i nuovi canali di distribuzione (internet e le case discografiche indie che vendono direttamente sulla rete) avreste potuto anche strizzare l'occhiolino al di fuori della Penisola?

L’idea di cantare in inglese non ci ha neanche mai sfiorato, siamo italiani e ci viene assolutamente naturale esprimerci in italiano. Molti altri gruppi hanno scelto la lingua inglese e, salvo alcuni casi, sono sconosciuti persino in Italia. Poi, non penso che le braccia del mondo siano in attesa della band italiana che possa finalmente portare gioia sotto le loro coperte.

Alla fine il panorama italiano è veramente così scarso come taluni vogliono farci credere?

Non so chi lo voglia far credere ma, trovo che il rock italiano non sia mai stato cosi in forma. Il fatto stesso che tu sia qui ad intervistarmi, dimostra che anche in Svizzera c’è un certo interesse per le proposte di casa nostra. Ci sono forse fin troppi dischi che escono, questo si, e questo porta magari ad un abbassamento qualitativo, però ci sono davvero delle cose molto valide e profondamente vere. Northpole, Marta Sui Tubi e Lo.Mo sono i primi nomi che mi vengono in mente.

Rapportandomi sempre alla realtà ticinese, si nota purtroppo troppo spesso che le band locali, anziché collaborare tra loro magari organizzando concerti comuni, fanno di tutto per scannarsi a vicenda. Sembra mancare anche la minima comunicazione. Come sono invece i rapporti tra band da voi?

Con molte bands, soprattutto locali, c’è stima reciproca, amicizia e affetto. In tutta onestà, però, penso che la competizione sia intrinseca nella natura umana ed è quindi normale che il “mors tua, vita mea” valga per noi, cosi come per altri gruppi. Noi siamo sempre abbastanza propositivi con chi ricambia e viceversa. Non sopporto invece l’estremizzazione dell’invidia, che porta membri di gruppi a non andare ad altri concerti per non alzare il numero degli spettatori; è uno scenario triste, ma purtroppo reale.

In Ticino siamo in una situazione disastrosa. I piccoli negozianti di dischi hanno chiuso i battenti schiacciati dalle grandi catene che vendono dallo spazzolino da denti all'ultimo successo di Neil Young senza il minimo distinguo e senza competenza. Una situazione davvero molto triste ed allarmante. Spero che almeno da voi le cose girino un pochino meglio a livello di vendite. Cosa puoi dirci a questo riguardo?

Sfondi una porta aperta, stai parlando con un insopportabile conservatore. Opto sempre per le vecchie librerie, dove ci trovi competenza, dove trovi qualcuno che conosce la differenza tra Doris Lessing ed Emily Dickinson. Stesso discorso vale per la musica: non si può comprare un cd nello stesso posto dove si è fatto il duplicato di una chiave, la trovo una cosa ridicola! La musica è una cosa seria e il rito dell’acquisto pure. Non sono neanche cosi bendisposto verso il download selvaggio; non sopporto chi mi parla di un disco che conosce già a memoria e che magari deve uscire il mese successivo, ma forse sono io che sto invecchiando male….

A quando il ritorno dei Macno nel nostro Cantone?

Ricominceremo con i concerti a Gennaio e non è escluso che potrai vederci anche nel giardino di casa tua. Abbiamo già alcuni contatti e vedremo di chiudere delle date al più presto. Tra l’altro, abbiamo ancora un ottimo ricordo di un concerto tenuto qualche tempo fa con i Marlene Kuntz a Mendrisio.

di: Ivo Aostalli

Radio Gwendalyn

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