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Un tuffo nel mondo del Post-Rock

My Education

 
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I My Education (Eric Gibbons al basso, Chris Hackstie e Brian Purington alla chitarra, James Alexander alla viola, Sean Seagler alla batteria e Kirk Laktas alle tastiere) sono, per quanto ancora poco conosciuti alle nostre latitudini, una delle band più emozionanti e vibranti del panorama post-rock. Dopo aver militato tra le file degli Stars Of The Lid e a pochi mesi dalla pubblicazione di “Italian”, siamo riusciti ad incontrarli e a scambiare quattro chiacchiere sulla loro musica, sul Texas e soprattutto sulla loro città, Austin, che negli ultimi anni si è trasformata in una vera fucina di talenti.

Risposte simpatiche e divertenti per una band che ha già in servo alcune sorprese e che continueremo a seguire con grande attenzione.

Cominciamo con una domanda veramente semplice: da dove viene il nome My Education? È un nome piuttosto strano per una band…

Brian Purington: Subito prima di trasferirci ad Austin stavo seduto nel mio salotto di San Angelo, Texas, tentando di pensare ad un nome per la band. Ho guardato in alto verso la mia libreria ed ho visto una copia di My Education di William S. Burroughs. Ho pensato che quel nome riassumeva al meglio il significato di “suonare in una band”… questo è un processo che continua ad avere luogo.

È piuttosto comune entrare in un bar di San Francisco o della California in generale e trovare un autocollante o una targhetta con la scritta –“questo non è il Texas”- oppure –“noi non siamo come quei fottuti cowboys”-. Lo stesso stereotipo e lo stesso cliché è riscontrabile anche in Europa. Se però si guarda alla scena musicale Texana dei giorni nostri si scopriranno fantastici musicisti come i Centro-Matic/South San Gabriel, Micah P. Hinson, Explosions In The Sky, And You’ll Know Us By The Rail Of Death, My Educational, Stars Of The Lid, Dead Texan. Questi solo per fare alcuni esempi. Sembrerebbe che ci sia una rivoluzione in atto dalle vostre parti. Cosa sta succedendo in Texas? Sembrerebbe che stiate tutti gridando –“ok, siamo texani ma non tutti noi vanno a votare per Bush!”-.

James Alexander: I Stars Of The Lid/Dead Texan sono veramente una band texana a questo punto? C’è un’enorme divisione politica in Texas attualmente e la recente votazione sul matriomonio gay è un esempio in questo senso. Austin è “la città sulla collina”; fucina di diritti e d’intelligentsia. Le zone rurali sono invece dominate da conservatori poco funzionanti che vivono in uno stato ignobile d’ignoranza e di paura. Le altre grandi città hanno alcuni stralci di progressismo ma il vero punto di convivenza si trova qui ad Austin.

Eric Gibbons: Abbiamo tutti avuto il nostro “Rail of Death” quando siamo arrivati in Texas.

Austin è sempre stata una città molto musicale. Ai giorni nostri è probabilmente la capitale del movimento post-rock (chiamiamolo così) degli Stati Uniti. Uno stile unico ed un suono particolarissimo. Il progetto Stars Of The Lid/Dead Texan (in cui anche voi siete stati coinvolti) è stato (o è) una specie di avanguardia. Oggi ad Austin si possono trovare un sacco di fantastici gruppi come gli Explosions In The Sky, Hope 12, A Five And A Dime Ship, The American Analog Set e, ovviamente, i My Education. Ma si può considerare come una famiglia quella di Austin, al pari dell’esempio delle band di Montreal, oppure no?

James Alexander: La mia prospettiva: una famiglia? Certamente no. Dovrebbe essere così ma per diversi motivi la mentalità dell’“ognuno pensi per sé” continua a persistere. Forse questa situazione è fomentata dalla paura di aiutare un altro ragazzo per ritrovarsi poi abbandonato, ignorato e solo. Se il reciproco altruismo fosse realtà e si potesse contare sulle amicizie la situazione sarebbe forse differente ma questa non è la realtà.

Brian Purington: Io vorrei dire che c’è una famiglia di band qui ad Austin. Ci sono un sacco di gruppi che stanno facendo differenti tipi di musica. Non credo che il tutto sia limitato unicamente al post-rock. Ci piace dividere il palco con Cue, The Only’s, Tia Carrera, Fires Were Shot, ST37, Young Heart Attack… La lista potrebbe andare avanti all’infinito.

Eric Gibbons: Una volta ho aiutato il bassista degli Explosions a rimuovere le sue cose dal mio palco.

Parliamo ora di musica. Nel 2001 avete pubblicato “5 popes”; il vostro album d’esordio. Non si tratta unicamente di un buon disco ma, a mio parere, di uno dei più eccitanti e poderosi lavori post-rock che abbia mai sentito. Il sound è potentissimo, concentrato, rilassato e pronto ad esplodere in ogni momento. Un mix fantastico di elettronica ed amplificatori tirati al massimo; viola e violino. Ogni suono è suonato con una passione che affiora in tutta la sua forza e c’è qualcosa che mi ricorda i Godspeed You Black Emperor ma (o mio Dio cosa sto dicendo…) forse c’è anche qualcosa di più. Cosa provate nei confronti di quel disco oggi, a 4 anni dall’uscita?

James Alexander:Non c’è abbastanza viola, senza ombra di dubbio non c’è abbastanza viola.

Brian Purington: 5 popes è stato registrato in 5 giorni; Italian ha impiegato 4 anni. Credo che c’era qualcosa da dire in musica che è stato fatto con una forte senso di pressione ed urgenza.

Eric Gibbons: 5 Popes è un disco migliore rispetto ad Italian.

Il mio pezzo preferito di quell’album è Crime Story. Potete raccontarci qualcosa di quella canzone?

James Alexander: Credo sia stato il primo pezzo su cui ha inciso la sezione d’archi. Non avevamo nessuna idea del tipo di “storia criminale” venisse descritta ma certamente stavamo pensando ad urla e sirene.

Brian Purington: Una versione precedente della canzone comprendeva il messaggio lasciato dal nostro cantante sulla segreteria telefonica quando ci ha abbandonato. Essenzialmente diceva che stava per trasformare la mia vita in un inferno eccetera eccetera. Abbiamo poi deciso di non usarlo poiché ci sembrava di sfruttarlo e perché era veramente squallido.

Eric Gibbons: Il vero fiorire di Crime Story sta nel suo poetico vibrato di chitarra.

Lo scorso aprile avete pubblicato Italian. Che significato ha questo titolo?

James Alexander: Infatti, cosa diavolo significa?

Eric Gibbons: Da o pertinente con l’Italia; gangsterismo.

Lo scorso aprile avete pubblicato Italian. Che significato ha questo titolo?

James Alexander: Infatti, cosa diavolo significa?

Eric Gibbons: Da o pertinente con l’Italia; gangsterismo.

Il nuovo album (di cui è stato difficilissimo avere una copia qui in Svizzera) è la perfetta continuazione di 5 popoes. Probabilmente è un pochino più rilassato, “meditativo” e non così nervoso dato che avete usato maggiormente viola, piano (in Green Arrow ad esempio, ed è affascinante), e le tastiere quali strumenti principali. Questo non significa che il sound è meno poderoso ed infatti se si ascolta Texas Style… Come vi sentite alla fine del lavoro?

James Alexander: È un buon lavoro che, per una serie di ragioni, sarebbe potuto essere ancora migliore. L’evoluzione nella produzione, nella registrazione e nel modo di suonare è evidente e sono stati catturati dei grandi sincerissimi momenti.

Brian Purington: Sono contento di come la registrazione è andata avanti. Sento che s’impara sempre di più ad ogni album che passa. Spero che le lezioni che abbiamo appreso da Italian e da 5 popes possano servirci a progredire come band.

Quali saranno i prossimi passi? Qualche progetto per il futuro? Qualche concerto in Europa?

James Alexander: L’Europa sarebbe carina. Qualcuno però dovrebbe darci i soldi…5

Brian Purington: Attualmente stiamo registrando un EP di nuova musica che dovrebbe uscire in autunno. Credo che ci saranno anche alcuni remix di canzoni prese da Italian. Al momento Trevor dei Pelican e Dalek stanno remixando Green Arrow; Greg dei Red Sparowes si occupa di Snake In The Grass mentre Chris dei Kinski è in pieno lavoro su Puppy Love. Noi speriamo di girare gli Stati Uniti in autunno, dopo la pubblicazione dell’EP, e di finire il nuovo LP. Forse per la primavera del 2006 potremo pubblicare anche quello e tirarlo fuori dallo stagno.

Ecco l’ultima domanda: molte persone (generalmente strani giornalisti musicali) parlano di questo genere come di una musica pronta a morire oppure già morta. Io non credo sia così. Si può trovare un’ottima band in ogni città. Semmai alcuni esempi, come la scena di Montreal, lascerebbero intendere ad un cambiamento verso qualcosa di più acustico (Set Fire To Flames, St. Mt. Zion). Dove sta andando il movimento post-rock a vostro avviso?

James Alexander: Non è morto e neppure morente. Stiamo combattendo contro la banalità indotta dall’influenza della commercializzazione dell’industria musicale. Per fortuna il post-rock, o comunque lo vogliamo chiamare, continuerà ad evolvere. Nonostante l’omogeneizzazione indotta da tecnologia globale (come il world wide web), le capacità dell’individuo umano sono pressoché infinite. Mentre è vero che diventa via via più difficile fare qualcosa di veramente unico nel pop e nella musica rock è vero anche che quasi tutte le band e quasi tutti gli artisti sono capaci di inventare qualcosa di valore. Come violinista sono ovviamente incline a vedere un utilizzo degli strumenti acustici tradizionali – archi, bajo etc – come una benvenuta aggiunta al lessico musicale.

Brian Purington: Non credo di essere qualificato per rispondere a questa domanda.

Eric Gibbons: Etichette…………..

di: John Robbiani

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