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LA STORIA DI UN MITO

Fillmore: Le succursali del rock

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Fillmore District, cuore pulsante della comunità nera di San Francisco, è il quartiere del jazz, della cultura afro-americana e della sensualità. Una strada, nascosta agli occhi del turista alla ricerca dei soliti luoghi da cartolina, che ancora trasuda uno spirito beat fatto di notti folli in musica, vibrazioni e Charlie Parker. Quì, all’angolo con la Geary e proprio in faccia a Japantown, sorge ancora oggi il più importante monumento del rock: un vecchio edificio grigio di media grandezza del 1910 in stile italiano e sen-za finestre, con un tabellone luminoso indicante “The Fillmore Auditorium”. Pochi isolati più sopra, vicino al parco, la sua storia si fonde con quella di Haight-Ashbury ed il mito di una città capitale della controcultura.

Un monumento del genere non poteva che nascere a San Francisco; madre del movimento beat (Kerouac e compagni si ritrovavano ad ubriacarsi, una ventina di strade più a nord, nelle taverne nostalgicamente bohémien di North Beach proprio sotto la City Lights di Ferlinghetti) e sfogo naturale del “movement” della vicina, anzi vicinissima, Berkeley. È in un tale melting point culturale che la scena hippie, in tutte le sue varianti, si sviluppa e matura fino a raggiungere l’apoteosi. Le iniziative artistiche si sprecano così come i tentativi della nuova generazione di far sentire la propria opinione “politica ma anti-politica”.

Tra le tante proposte di teatro d’avanguardia ad esempio si può trovare la R.G. Davis’s San Franci-sco Mime Troupe; una particolare compagnia, gestita dal giovane Wolfgang V. Grajonka, che fatica non poco a trovare pubblico e spazi per esibirsi. Il giovane Wolfgang, che dai tempi di New York aveva cambiato nome in Bill Graham, decise di occupare illegalmente una vecchia sala da ballo (il Fillmore Auditorium appunto) ed organizzarci uno spettacolino senza grandi pretese. L’evento ebbe successo e venne ripetuto diverse volte spingendo Bill Graham ad “ampliare” il proprio ventaglio d’offerte culturali (con concerti, reading ed esibizioni d’arte estrema) ormai diventato settimanale.

Attorno al Fillmore Auditorium, con grande disappunto delle autorità e nonostante i continui interventi delle forze dell’ordine, si stringe piano piano la nascente comunità hippy. Il Fillmore diventa il locale più alternativo dell’intera Bay Area e, in un certo senso, il vero e proprio fulcro della controcultura. È il periodo dei Merry Pranksters (la strana compagnia di seguaci dello scrittore Ken Kesey), degli “Acid Test” e dell’esplosione del movimento psichedelico (con i Creedence Clearwater Revival, Paul Butterfield, gli H.P. Lovecraft, i Jefferson Airplane, i Grateful Dead ed un giovane Carlos Santana appena rientrato da Tijuana) e mentre il fenomeno cresce a dismisura, esplodendo come una bomba anche in Inghilterra, Graham, ormai stufo dei limiti architettonici del locale, si getta alla ricerca di spazi più grandi.

L’occasione gli è data dal “fallimento” del Carousel (un’altra sala da ballo, oggi chiamata Warfield, sull’incrocio tra Van Ness e Market gestita in maniera sciagurata proprio dai Jefferson Airplane e da Jerry Garcia), che acquista, ristruttura e rinomina “Fillmore West” duplicando così i suoi locali.

Inizia a fare quattro telefonate e ad invitare artisti da ogni parte del mondo. Organizza sei serate alla settimana, alcune non stop, amalgamando in un unica notte (che finisce inesorabilmente in jam session) i personaggi più diversi (Miles Davis che apre per gli Electric Flag ad esempio) e più lontani musicalmente. Tutti vogliono venire a suonare per il pubblico di Bill Graham poiché al Fillmore si entra nella storia. Graham, personaggio eclettico e lungimirante, si spinge oltre. Organizza “sit-in”, “free-concerts”, apre una nuovo sala da concerti chiamata Winterland (poi distrutta dal terremoto) affitta sale a Berkeley ad Oakland prima di conquistare anche la grande mela. Il 2 agosto 1968, a Manhattan, apre infatti il Fillmore East; più grande meglio insonorizzato del “fratello minore” dell’altra costa.

I locali del Fillmore iniziano ad aprire le porte anche ad eventi non-musicali come le tradizionali cene del ringraziamento o le colazioni di capodanno. Mentre nessuno in Bay Area è disposto ad af-fittare la sala ad un poeta comunista Bill Graham organizza un reading di Andrei Voznesensky (accompagnato dai Jefferson Airplane) e del celebre poeta beat Mick McClure. Dopo 3 anni di gloria, nel pieno del successo, Bill Graham decide di mollare tutto. Una decisone, certamente nel suo stile, ancora oggi avvolta dal mistero. Sono in molti a credere comunque che la chiusura del Fillmore sia stata un’azzeccata mossa pubblicitaria.

Da quel momento fino al giorno della sua morte (un tragico incidente d’elicottero nel 1991) Bill Graham sarà considerato il più famoso manager musicale d’America. Senza di lui il Fillmore Auditorium riaprirà i battenti per alcuni mesi; ma il grande terremoto del 1989 costringerà tutti ad una nuova e dolorosa chiusura forzata. Il 27 febbraio 1994 però, con gli Smashing Pumpkins, Ry Cooder e l’opening act di Linda Perry il Fillmore vede l’ultima, definitiva, riapertura. I biglietti vengono venduti in meno di un minuto.

Non poteva essere altrimenti: il fascino ed il mito del Fillmore, simbolo del rock anni sessanta, rimarrà inalterato.

di: John Robbiani

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