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Beh, a questo punto vi sarete giustamente chiesti se il sottoscritto è appena uscito da un manicomio oppure è in procinto di entrarci… ebbene no (almeno non credo), sono solo un tantino perplesso per l’andamento bislacco che sta prendendo una delle più belle arti regalateci.

Mai come in questi ultimi anni si è parlato di musica, non tanto per la qualità bensì per la quantità (di soldi) che essa produce. Bei ricordi quando il buon vecchio vinile lo compravi a 20 franchi (e se sceglievi la musicassetta ne risparmiavi pure un paio). Poi l’avvento del compact disc, una rivoluzione a tutto tondo stando agli inventori di questo supporto: suono perfetto, indistruttibile, un dischetto nel quale ci stanno quasi ottanta minuti di musica e, soprattutto garantito a vita! Già a vita, infatti pochi anni dopo compaiono i primi dubbi e le prime perplessità, tant’è che è stato introdotto sul mercato un nuovo rivoluzionario prodotto: il minidisc, buon suono più piccolo e soprattutto registrabile e ri-registrabile ad libitum, oltre ad offrire la possibilità di scegliere il tempo di durata che, se la memoria non m’inganna, può essere persino triplicato ovvero 80-160-240 minuti a propria scelta. Ebbene, non ne ho mai capito appieno le ragioni ma questo fantastico oggetto ha avuto la vita più breve della storia dei supporti fonografici (ed a mio modo di vedere non è mai stato apprezzato come avrebbe meritato). Ora siamo arrivati al dvd, il quale presenta il medesimo formato del cd ma con una durata ed una qualità nettamente maggiori.

Giusto il tempo di godere di queste novità ed ecco che internet inizia ad entrare prepotentemente nelle case e si sa, la rete è il paese dei balocchi e come non aspettarsi una rivoluzione anche in questo specifico ambito? Detto fatto eccoci servito il famigerato Napster: un immenso contenitore musicale gratuito basato sul peer to peer (ovvero mettici qualcosa tu che poi ci metto qualcosa anch’io) ed in men che non si dica ci ritroviamo con decine di migliaia di canzoni da cui pescare ogni ben di dio (leggenda narra che un fortunato navigatore è riuscito a scovare e scaricare su pc un rarissimo demo-tape di Wolfgang Amadeus Mozart). Ma pescare cosa? Lp, mc, cd, md, dvd… nooo, files musicali in formato mp3 perbacco! Dei piccoli files compressi da scaricare in modo semplice e veloce in un apposito programma, e da usare come meglio si crede! Si crede si crede, ma il tempo delle vacche grasse dura poco e Napster viene chiuso in quanto completamente fuorilegge (nessuno degli artisti presenti si è preso un quattrino per i diritti d’autore e, tantomeno le case discografiche) provocando una sorta di caccia alle streghe con tanto di arresti, multe e denunce d’ogni tipo per chiunque scaricasse o fosse trovato in possesso di cd registrabili contenenti musica gratuita! Già perché lo scopo di Napster (e – inutile far finta di nulla – dei nuovi siti potenzialmente illegali nati successivamente) era/è quello di far risparmiare qualche soldo agli acquirenti dei supporti di cui sopra, visto che, oltre ad essere rivoluzionari in senso tecnico, sono risultati rivoluzionari anche in senso pecuniario (un cd oggi lo si paga in media 30 franchi).

Sia quel che sia, a rimediare a questo sfacelo ci pensa il (secondo) marchio con la mela più famoso al mondo (il primo è quello dei Beatles ovviamente) che, molto astutamente, in modo legale, con il beneplacito delle etichette discografiche e – non di tutti ma quasi – gli artisti, allestisce un immenso database al quale attingere a piene mani pagando 1 franco e 50 centesimi a canzone ed accontentando coloro i quali volessero farsi la propria compilation ad hoc o scaricarsi un intero album ad un prezzo relativamente onesto che varia dai 12 ai 18 franchi (naturalmente in formato aac o m4a – l’equivalente un attimo più sofisticato dell’mp3). A-ridetto a-rifatto eccoci in una nuova era, l’era multimediale, dove si può avere e tenere (quasi) tutto in formato digitale direttamente sul proprio computer. Oddio tenere tutto sul pc risulta assai scomodo, quindi perché non introdurre sul mercato dei lettori mp3 – o m4a che dir si voglia -, la gente in questo modo trasferisce tutti i brani che vuole dal computer al lettore e se li porta a spasso intercambiandoli a piacimento. Ed ecco che il marchio della mela morsa sbaraglia ogni concorrenza presentando un lettore rettangolare, estremamente ridotto nelle dimensioni, leggero, facile da usare e con una capienza di svariati gigabyte; in pratica ti porti appresso l’opera omnia di Bob Dylan, Neil Young, Beatles, Doors, Pink Floyd e Rolling Stones senza il minimo sforzo! E non c’è (quasi) più persona al mondo che non lo possegga; a costo di vendere la dentiera del nonno anche gli adolescenti non possono fare a meno di questo fenomenale lettore (prodotto anche in versione “nano”) e di tutti i suoi ammennicoli. Come se ciò non bastasse, oltre le versioni alternative proposte dalla concorrenza, ecco che anche le case produttrici di cellulari e navigatori satellitari forniscono il lettore mp3 integrato ai propri prodotti.

Eccoci arrivati alla ciliegina sulla torta: anno di grazia 2007, una volta scaduto il contratto che li legava alla Emi, i Radiohead decidono senza troppi problemi di incidere e pubblicare per conto loro (e scaricabile esclusivamente in rete – prezzo a libera scelta -) il nuovo attesissimo album “In Rainbows”. C’è inoltre da aggiungere che hanno sciolto ogni legame con la solita mela rosicchiata e che ogni provente derivato dalle vendite ondine sul proprio sito va solo ed esclusivamente alla band (per i fans terminali è possibile ordinare sempre ovviamente tramite l’apposito website un pacchetto dal costo di circa 90 franchi, comprendente due vinili e due cd(r?) con delle bonus tracks – prevista entro il 2008 la stampa per i comuni mortali su cd dell’album tramite un’etichetta indipendente). A seguire l’onda in questo momento si sono annunciati: Oasis, Prince, Jamiroquai, Nine Inch Nails, e The Charlatans, ma c’è da scommettere che non tarderanno altri artisti ad unirsi a questo trend.

Tutto bello, tutto bene pare. Pare, ma non è proprio così. Facendo un paio di riflessioni, se l’andamento per ciò che riguarda la musica è questo, non c’è che da preoccuparsi e di seguito vi elenco i motivi di tale mio scetticismo:

- se il classico supporto cd dovesse venir meno – ammettendo pure il fatto del costo elevato dell’oggetto in questione – ai collezionisti, gli appassionati, gli acquirenti occasionali, i negozi specializzati ed alle persone che ci lavorano chi ci pensa? Sbaglio o c’è gente che ancora crede nel commercio al dettaglio e nel piacere di scoprire di proprio intuito o parlando con la persona competente un disco che altrimenti sarebbe praticamente impossibile da trovare?

- interessante il discorso che trovi tutto in internet ma permettete che nessuno è obbligato ad allacciarsi alla grande rete, comprarsi un computer con tutti gli annessi e connessi per comperare un disco? Oggigiorno si tende a dimenticare troppo velocemente che non tutti al mondo sono disposti a calare le brache alla tecnologia.

- oltre ai files dei quali ho scritto prima, è da qualche tempo che sta tornando in voga il mitico vinile: fico! Fico per il sottoscritto e percentualmente pochi altri in quanto, alla maggior parte della gente, dei 180 grammi di nere rotondità artistiche non gliene può fregare di meno!

- si scarica la musica in un battibaleno ed a costo decisamente inferiore. Vero, ma se restiamo, come d’auspicio, in ambito legale (ovvero pagando la canzone scaricata o l’intero disco) non abbiamo comunque altro che una pattumiera zeppa di bit, di files sciatti e senz’anima, nessuna copertina, nessuna arte (già in parte castrata dall’avvento del compact disc) ed inoltre arricchiamo major, mele e carte di credito.

- una decisione coraggiosa quella dei Radiohead e che avrà il suo seguito… Si? Speriamo proprio di no perché a smenarci non sono solo le grandi case discografiche, ma piuttosto le etichette indipendenti, gli artisti indipendenti e l’arte in generale. Band come i Radiohead o gli Oasis si possono permettere senza batter ciglio di fare ciò che vogliono (basti pensare che solo il primo giorno sono stati scaricati 1 milione e 200'000 archivi di “In Rainbows” e, supponendo pure che ogni acquirente lo ha pagato in media 5 franchi… a voi i calcoli). Le formazioni o gli artisti più modesti cosa faranno? Si attaccheranno certo, ma al tram! - vogliamo dire una buona volta che, sebbene tutti ne parlino male, una buona fetta di artisti hanno fatto e fanno tutt’ora il diavolo a quattro per accasarsi presso una grande casa discografica con una distribuzione come si deve?! Ora, se per alcuni è andata male, per molti altri è stato come trovare la gallina dalle uova d’oro (un perfetto dare per avere) ed ora che il gioco è fatto ed i milioni sono in banca allora torna comodo diventare i paladini del do it yourself, l’attrazione aumenta ulteriormente senza minimamente scalfire lo share dell’artista.

Non sono contrario al fatto di scaricare qualche canzone da inserire nel proprio lettore (specialmente se si tratta di un singolo o dell’unica traccia decente di qualche album), come comprendo il fatto che i giovani hanno un budget che non permette loro di comprare montagne di dischi (anche se pure ai miei tempi non era molto diverso…), ma la soluzione al continuo aumento dei prezzi degli album ed alla sovranità delle major non sta di certo qua.

Non sarebbe più costruttivo se, per costringere le multinazionali del disco ed i distributori ad esse associati ad abbassare i prezzi, le grandi band si accasassero presso le piccole etichette che spesso e volentieri fanno un ottimo e più capillare lavoro di marketing rispetto alle più famose?

Questo sarebbe un vero atto di ribellione e la dimostrazione fattiva dell’amore verso questa stupenda arte. Ma si sa, il denaro ha un potere quasi incontrollabile e di Robin Hood ne è esistito solo uno…

Vabbé, lasciamo che il tempo e gli scampoli di saggezza dicano la loro ma mi raccomando, tenetemi informato, visto che con questo casino ho deciso di passare un periodo sabbatico in camicia di forza!

di: Ivo Aostalli

Radio Gwendalyn

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