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Divagazioni

Post Orgasmic Chill

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Ieri sera stavo scegliendo i dischi da portare in macchina. Un pensiero mi ha attraversato il cervello e ho afferrato Post Orgasmic Chill degli Skunk Anansie. Non lo ascoltavo da anni. Ci sono dentro canzoni di cui non ricordavo né il nome, né il motivo, né la scaletta, né tantomeno l’esistenza. Un po’ perché nel frattempo ho conosciuto un sacco di altre cose, un po’ perché a risentire le cose che hai amato da pischello hai in parte il sentore, e il timore, che possano non piacerti più come prima. Che insomma, ci ripensi su sorridendo con un po’ di autoindulgenza e di nostalgia. E dunque eviti.
Infilo il disco nel lettore e vado a prendere Melissa (anche a Melissa piacevano gli Skunk Anansie). C’è un buon quarto d’ora di strada da fare, e più vado avanti, più realizzo che:

-Charlie Big Potato è una fottutissima, enorme canzone, epica e potente, Skin al meglio della sua voce forte e sinuosa;
-tutto l’album è di una durezza rabbiosa e trascinante, al contrario di ciò che poteva sembrare all’epoca dell’uscita per “colpa” di un paio di singoli più pop e levigati;
- hanno fatto successo con le ballate, ma è un peccato scordarsi che tra i loro pezzi migliori vi sono alcune autentiche esplosioni di furia;
- You’ll Follow Me Down fa commuovere e il video è un pugno allo stomaco, ma l’arrangiamento con gli archi la appesantisce. Meglio la scarna versione acustica che proponevano dal vivo;
- la voce di Skin è a tratti divina, accarezza, ma mai completamente: è un tocco infido. Graffia, e lo fa con molta più decisione. Mi è sempre rimasto il dubbio che le tracce vocali fossero ritoccate in studio. Pur incantando, le due volte che li ho sentiti davvero mi è sembrato che la pantera non si esprimesse ai livelli divini dei dischi. O forse sono stato solo estremamente sfigato.

In generale, gli Skunk Anansie erano un gran gruppo, ed è un peccato che si siano sciolti così presto. Facevano crossover quando ancora non era una parolaccia, tiravano fuori riff esaltanti col basso e con la chitarra, e avevano una cantante di livello superiore. In più, i testi erano impegnati e non era raro che trattassero di tematiche scomode.
Ho sempre pensato, negli ultimi anni, che il loro migliore album restasse il primo, Paranoid and Sunburnt, e gli altri due, Stoosh e Post Orgasmic Chill, seguissero a brevissima distanza, in ordine di uscita. La mia impressione è confermata.

di: Dottor Divago

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