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Musica: la mercificazione di un’arte
Come l’angolo rivoluzionario degli anni ’60 è stato assorbito dall’industria

Musica: la mercificazione di un'arte

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Oggi discutevo con un mio amico che lavora a Praga per una nota multinazionale; tentava di spiegarmi i vantaggi della globalizzazione e dell’evoluzione con queste parole: “la storia insegna che chi si rifiuta di vedere l'evoluzione della societa' e si sforza di contrastarla con ogni mezzo ne uscira' sempre perdente, i vincenti sono sempre stati quelli che sono riusciti a capire il nuovo stato delle cose e a farne proprio vantaggio. In fondo sono cose che si ripetono...la societa' cambia, si evolve, la rivoluzione francese ha portato a cose nuove, impensabili prima, la rivoluzione globale ne porta altre”. Che si possa essere d’accordo o meno con queste affermazioni è senz’altro discutibile; io gli ho risposto che sì, l’evoluzione dei mercati può avere degli effetti positivi, ma, citando l’esempio dell’industria musicale, che è quella che meglio conosco, gli ho fatto notare che l’evoluzione, in questo caso, ha portato, o sta portando, alla rovina quel giocattolo che ormai cinquant’anni fa ha preso piede nella nostra società. Il rock n’ roll, nato dalle ceneri del blues, è stato, man mano assorbito da un sistema di case discografiche dapprima nate come puro piacere e dedizione a quella “nuova religione”, si pensi all’Atlantic Records o alla Sun, ma col tempo trasformatesi in macchine mangiasoldi, il cui unico e solo scopo è diventato quello di guadagnare, a dispetto della qualità di quelli che sono divenuti dei veri e propri prodotti.

Il punto di rottura può essere individuato nel 1981, ovvero l’anno di nascita dell’emittente televisiva Mtv. Lo scopo di Mtv era quello di abbinare la musica, fino a quel momento patrimonio della fantasia (ascoltare una canzone evocava, e ancora evoca, sensazioni ed immagini del tutto personali di ciò che il brano vuol trasmettere), alle immagini di video musicali, spesso fuorvianti sul messaggio che la composizione voleva in realtà dare.

I primi artisti ad approfittarne furono pop stars come Madonna (una che il talento se lo può solo comprare, tanto ne è priva) e Michael Jackson (ben prima che iniziasse il suo hobby di pedofilo professionista), ed il successo dell’emittente fu, ovviamente, enorme, fino a protrarsi al presente. Senza Mtv non avremmo dovuto sorbirci, ad esempio, le Spice Girls, i Backstreet Boys, Britney Spears o altre insulse scempiaggini di quel tipo, prodotti fatti e finiti che hanno riscosso successo in primis grazie ad un’immagine (costruita), con la musica a fare, in realtà, da sottofondo. Oggigiorno il canale conta 38 diverse reti distribuite su tutti i continenti, dall’Asia all’America, dall’Oceania all’Europa, arrivando fino all’Africa; il suo influsso è enorme, ma questo, credo, è già più che noto a tutti. L’avvento di Mtv è all’incirca coinciso con la nascita del lettore cd, ovvero il tanto criticato passaggio dall’analogico, col suono caldo e intimo del vinile, al digitale, il cui gelido e insensibile rappresentante è proprio il cd; premetto che non mi considero un purista del vinile, possedendo io per primo solo cd, ma è senz’altro vero che il suono di un disco possiede una dinamica ed un coinvolgimento che il dischetto specchiato non sembra conoscere.

L’arrivo del cd ha ulteriormente incrinato i rapporti tra gli amanti della musica e l’industria, interessata fondamentalmente soprattutto ai fruitori di musica. La bellezza anche grafica di un vinile, con la sua copertina enorme ed il suo interno, è stata sacrificata in favore di un formato più piccolo e decisamente più economico per le grandi aziende. Possiamo definire questo come il secondo grande passo verso l’annientamento di un mondo amato.

Il colpo di grazia all’idea di musica come arte è arrivato, nel recentissimo passato, con la nascita dei lettori Mp3 e con il famigerato, per chi scrive, I-pod, ovvero il tentativo estremo di salvare un’industria che, con la nascita del pericoloso (per le case discografiche) Napster ed affini, rischiava seriamente di sbriciolarsi. Ora, con la (relativa ma progressiva) regolamentazione del downloading, i produttori di musica, grazie ai sopraccitati lettori, possono sopravvivere vendendo non più dischi, cd o quant’altro, bensì canzoni singole. A mio parere, alla lunga, questo sistema, evolutivo o globalizzato che dir si voglia, citando il discorso d’apertura, annienterà del tutto l’idea di album, favorendo lo sviluppo smodato di artisti che si concentreranno su una singola canzone piuttosto che su un disco, perché è proprio questo che le nuove generazioni vogliono, ed è esattamente ciò che i discografici volevano che i ragazzi volessero. Non ci sarà più un Sgt.Pepper, un Exile on Main Street, un Physical Graffiti, un Nevermind, un Ten o un Toxicity; ci saranno un mucchio di canzoni da comprare singolarmente, o, nel migliore dei casi, album da scaricare direttamente sul proprio I-pod; la musica come merce di un supermercato da mettere a piacimento nel proprio carrello della spesa. Un quadro che fa rabbrividire, penso. Prendo in questo caso come esempio la mia esperienza personale; ricordo che da ragazzino, ascoltando un dj in qualche bar, quando sentivo una canzone interessante andavo ad informarmi sul nome del gruppo, titolo del brano e dell’album che lo conteneva. Oggi, lavorando io stesso come dj, mi trovo spesso confrontato con ragazzini com’ero io che, se interessati, mi chiedono il titolo della canzone che sta girando, se lo segnano sul natel e, sicuramente, vanno a casa a scaricarselo dal computer. Badate, non sto incolpando i giovani d’oggi per questo atteggiamento, poiché l’unica colpa che potrebbero avere sarebbe quella d’esser nati nel decennio sbagliato; voglio solo far capire a chi legge a che punto ci ha portati l’industria e fino a che punto ci porterà nel prossimo futuro.

Ecco perché l’evoluzione, nell’ambito musicale, non ha portato solo del bene ma anche, e soprattutto, una vagonata di marcio, e noi ce lo siamo bevuto e, ancora, ce lo stiamo bevendo; le eccezioni non mancano, e la riscoperta, da parte di appassionati, del vecchio caro vinile, ad esempio, ne è la riprova. Sono in molti coloro che credono nella musica suonata e voi, lettori di questo sito, siete probabilmente i primi ad avere un feeling “sano” con questo universo così speciale. E’ bene preservarlo, questo feeling, poiché non tutto è (ancora) perduto.

di: Pox Valser

Radio Gwendalyn

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